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Gli effetti e i danni della televisione sui bambini

By: | Tags: | Comments: 0 | aprile 29th, 2016

In questa  mia relazione sugli effetti della televisione  non intendo parlare contro l’uso della televisione in generale, come mezzo di informazione, ma indicare l’importanza di un corretto utilizzo del mezzo soprattutto in relazione a spettatori non adulti. Il fenomeno televisivo incide sulla vita di milioni di individui condizionandola notevolmente ed è opinione diffusa che vivere senza televisione non sia possibile.

Le osservazioni e gli studi degli effetti televisivi sia sull’organismo che sulla psiche umana, in particolare sui bambini, hanno impegnato ed impegnano molti ricercatori di tutti i paesi del mondo.

Purtroppo, oggi, i bambini vengono esposti ad una fruizione della televisione libera e senza controllo, dalle statistiche risulta che i piccoli cominciano a vedere la TV tra il primo ed il terzo anno di vita per una media di tre ore al giorno; spesso sono soli davanti allo schermo e vi rimangono molte ore al giorno senza il controllo e la vicinanza dei genitori o di altri adulti i quali spesso sono impegnati altrove. L’ascolto televisivo non solo rientra nella routine del nostro quotidiano, ma crea  aspettative e interesse, alcune trasmissioni infatti vengono attese con ansia, creando vere e proprie dipendenze e  orientano  la vita, le scelte , gli interessi , gli acquisti di molti.

Quindi, purtroppo, la televisione – come pure i videogiochi o il computer – assume sempre più la funzione di “parcheggio” diventando un’occasione di isolamento in sostituzione di altre attività (sportive, ludiche o sociali) che sarebbero di vitale importanza per la crescita  equilibrata dei giovani.

La televisione, insieme ai videogiochi, rappresenta un mezzo molto importante, attraverso il quale i bambini vengono influenzati e che mina la possibilità di un corretto sviluppo.

  1. DANNI SULLA PSICHE

Recenti studi condotti in tutto il mondo hanno evidenziato il rapporto tra la visione di scene violente ed i livelli, riscontrati nei bambini, di aggressività, d’insorgenza di ansie, di disturbi del sonno, delle paure di stare soli e del buio, della difficoltà nell’addormentarsi. (Centro Studi e Ricerche Cliniche Neuropsicofisiologiche diretto dal Prof. Michele Trimarchi, Centro Comunicazione Sociale di Udine, Dott.ssa Mercedes  Deotto  Salimei)

La violenza in TV è stata fino ad oggi considerata tossica per il cervello dei bambini in quanto proposta come metodo efficace di risoluzione dei problemi, associato a piacere e ricompensa nonché desensibilizzante nei confronti della violenza reale. I ragazzi desiderano vedere e rivedere scene di violenza e tendono ad imitare quello che vedono, ad identificarsi nei personaggi violenti mettendo poi in essere gli atti di emulazione di cui sono piene le cronache: ragazzi che uccidono i genitori, stuprano coetanei, lanciano pietre pensando di passarla liscia sentendosi in giudicabili come gli eroi che vengono loro proposti. Ciò meraviglia ed inorridisce senza che si prenda coscienza della diretta responsabilità in cui gli “adulti” sono coinvolti.

Risulta che il 25% dei ragazzi sceglie il comportamento violento come qualità positiva da emulare.

 

  1. L’IMMAGINE TELEVISIVA  E’  UNA  FALSA   IMMAGINE

E’ stato rilevato che bimbi al di sotto dei 10 anni d’età dovrebbero guardare la TV per periodi brevissimi; i disturbi segnalati dagli psicologi riguardano il superlavoro del cervello e degli occhi: perché questo? Perché l’immagine che vediamo sul video è una falsa immagine! In realtà essa è formata da tantissimi puntini luminosi che, messi l’uno accanto all’altro, formano un’immagine apparentemente intera; mentre l’occhio vede l’immagine, il cervello è costretto a distinguere tutti quegli innumerevoli puntini con uno sforzo visivo e nervoso notevole. E’  come se fossimo al finestrino di un treno che corre velocemente e volessimo osservare tutti i particolari del paesaggio che ci sfreccia davanti, dopo un po’, ci sentiremmo con il cervello vuoto e stanco ed anche gli occhi ne risentirebbero con un rapidissimo calo dell’acutezza visiva.

 

  1. EFFETTI: AFFATICAMENTO E  NERVOSIOSMO

 

L’effetto risultante da quest’attività rapidissima è un nervosismo permanente incontrollabile che proviene dalle cellule stesse stremate.

A tutti noi è capitato di osservare come, dopo un po’ che guardiamo la TV, ci sentiamo affaticati, con la testa pesante e ci bruciano gli occhi; anche i nostri ragazzi, dopo che sono stati tante ore davanti allo schermo, mostrano evidenti segni di stanchezza spesso alla totale mancanza di energia necessaria per esplicare le altre attività fino ad arrivare ad una forma di disimpegno e svogliatezza talmente diffusa ed abitudinaria da preoccupare genitori ed insegnanti.

Assistiamo anche a frequenti cali della vista. Gli occhi, sottoposti ad un superlavoro di adeguamento (come sopra descritto), nonché al bombardamento di radiazioni ionizzanti, saranno soggetti ad abbassamento di acutezza visiva, cataratte, congiuntiviti, ecc. Sembra  si  siano verificati anche casi crescenti di epilessia che i medici chiamano “epilessia televisiva” perchè queste persone tra cui molti bambini cadono in crisi guardando la tv. Vi è pure l’effetto ipnotico, non senza ragione molte persone sensibili si lamentano di sentirsi “ipnotizzate”, “ammaliate”, “ mentalmente svuotate” , disfatte dal “ tubo”!

Una tecnica  estremamente astuta ed  illegale chiamata “suggestione subliminale” si inserisce si inserisce nei fotogrammi mediante immagini – lampo inviate a una frequenza più rapida della vista. Mentre i processi visivi restano indietro, i messaggi pubblicitari hanno accesso alla mente a una velocità incredibile e così ci si fa investire dalla reclame senza essere in grado di trattarla abbastanza  rapidamente, cosicchè questa si registra nella regione subcosciente della mente. Da qui essa esercita una tensione che può spingere evidentemente la gente ad acquistare l’articolo  tanto spesso decantato visto incosciamente sullo schermo.

 

  1. BISOGNO DI  MOVIMENTO  E  PARTECIPAZIONE:  

 

Un bambino che, per ore, sta fermo davanti al televisore, si comporta in modo innaturale sia per la posizione scorretta assunta dal proprio corpo, che per la sua esigenza di essere protagonista di ciò a cui presenzia. Lo sviluppo psichico del bambino è legato principalmente al movimento.

Per lo sviluppo della facoltà  di pensiero sono indispensabili:

  • l’attività motoria
  • una percezione sensoriale  di vasta portata.

Un fanciullo sano dimostra una attività motoria per quasi tutto il giorno: corre, spinge, cade, si arrampica, salta,  ma deve anche impiegare e sviluppare  tutti i suoi sensi poichè questi sono le porte attraverso le quali deve entrare l’esperienza  su cui si basa il pensiero.

Il bambino  deve  vedere un albero,   sentire il vento,    odorare  un  fiore,

 gustare una mela,    carezzare e stringere il suo orsacchiotto di peluche.

Cosa fa la televisione a questo riguardo ? Essa impone al bambino un’immobilità forzata dell’insieme del corpo compreso gli occhi ,  il che è nefasto, essa  inoltre limita la vasta estensione  degli stimoli sensoriali reali che agiscono sulle cellule cerebrali riducendole ad un surrogato di sensazioni  irreali, unilaterali e artificiali.

Esiste un gran numero di studi scientifici che mostrano che il movimento oculare e  il  pensiero sono  strettamente  collegati.

L’osservazione viva della realtà tramite gli occhi fa sì che la coscienza diviene sveglia e attiva nel suo funzionamento. Studi paralleli mostrano che quando gli occhi non sono in movimento ma restano fissi il pensiero è ridotto e lo sguardo fisso della persona che guarda la tv  dimostra che il suo pensiero cosciente e il suo discernimento hanno fatto posto a una ricezione passiva del flusso di immagini televisive in uno stato quasi di “trance”, come un sognare ad occhi aperti. Le ricerche segnalano che la fissazione continua della tv non è  vera attenzione ma è una forma di  “trance fuori dal tempo” : lo spettatore è costretto a inibire le vie nervose che collegano le percezioni visive al sistema nervoso autonomo, il quale invece stimolerebbe lo spettatore e tanto più il bambino al movimento e all’interazione. Qualunque sia il contenuto del programma l’attività

risulta da questi studi che la comunicazione tra i due emisferi del cervello è  praticamente rotta. D’altra parte una giusta  attività mentale  implicherebbe una lucida comprensione, il tempo di poter analizzare obiettivamente i dati in arrivo per valutarli con cognizione cosa compromessa dal perdurare del “ sognare da svegli”: l’informazione entra e affonda direttamente nella memoria senza essere filtrata e analizzata, più il bambino è piccolo e più questo è pericoloso!

 

 

Un bambino che sta fermo ed è passivo davanti alla TV avrà difficoltà ad esprimersi oralmente nell’esposizione sia dei fatti esterni che dei suoi pensieri e di ciò che si muove nella sua interiorità. Diventerà introverso oltre che infiacchire i muscoli e favorire posizioni viziate della struttura ossea in formazione. E’ ormai, purtroppo, una constatazione frequente che i ragazzi di oggi, pur godendo di uno sviluppo fisico più appariscente rispetto al passato, sono però sempre stanchi, psichicamente fragili, mentalmente confusi oltre che  indolenti nello studio e nel lavoro: evidentemente, in estrema sintesi, poco motivati!

 

 

  1. L’IMMAGINE NON  CORRISPONDE ALL’ESPERIENZA  

 

Tutte le immagini che sono passate davanti ai loro occhi infantili si sono sostituite a quelle che avrebbero dovuto derivare da esperienze realmente vissute: una storia, che in TV si compie in venti minuti o in un’ora, nella realtà durerebbe da qualche giorno a qualche anno dando, a chi la vive, il tempo di rifletterci sopra, operando scelte ponderate determinate solo dal completo vissuto emotivo ed interiore.

Qualunque persona, in tali condizioni, non ha il tempo e quindi l’esperienza di analizzare e  capire il significato di tutti gli avvenimenti che gli passano davanti agli occhi (spesso esulando da situazioni per lui abituali) provocandogli un trauma psichico, uno shock emozionale, che colpisce l’individuo il quale, mancando della naturale esperienza, non riesce a capire – poiché non può viverne completamente una reazione diretta e personale – un avvenimento al quale partecipa solo come spettatore: figuriamoci un bambino!

 

CONSEGUENZE:     insicurezza, angoscia e depressione.  

 

La conseguenza di queste esperienze immaginarie è l’insicurezza, la difficoltà ad affrontare ed a vivere equilibratamente vere esperienze di vita. Le immagini e le situazioni che si fissano dentro di noi e che non sono pienamente capite perché non “patite” lavorano, per proprio conto, nell’interiorità assorbendo energia vitale, deprimendo l’individuo e creandogli stati indefiniti di confusione e di angoscia. In pratica, è come se qualcuno immettesse in noi un carico di scelte ed “esperienze” non coscienti in quanto non sono quelle che noi gradualmente avremmo elaborate percorrendole davvero razionalmente, emotivamente e, soprattutto, interiormente nel nostro cammino di vita.

 

 

 

BISOGNO DI COSE VERE E DI RELAZIONI:  

 

La natura del bambino richiede immagini reali e viventi con cui dialogare e scontrarsi, sentimenti veri suscitati dalla relazione con esseri viventi: ama ascoltare dalla voce di un adulto una bella favola, dipingere coi colori ed imbrattare fogli enormi con le mani, giocare, muoversi e gridare…….

 

LA MANCANZA DI CONDIVISIONE PRODUCE INCOMUNICABILITA’ ED INCOMPRENSIONE:  

 

In molte famiglie esiste una TV in ogni stanza, ognuno ha la sua e, quindi, ciascuno, per seguire i suoi programmi preferiti, si isola dagli altri subendo esclusivamente il messaggio trasmessogli e senza il confronto con l’opinione degli altri; ciò, per un bambino, è estremamente condizionante. I piccoli, vivendo  spesso a contatto con immagini che parlano, si muovono e con le quali essi non interagiscono mai, si abitueranno alla mancanza di dialogo pensando che sia normale così vivendo, poi, da adolescenti, l’esperienza della solitudine per incapacità ed incomprensione verso gli altri esseri umani che non hanno mai imparato a conoscere ed ascoltare con un quotidiano e continuo colloquio.

Il bambino mancherà anche dell’intuizione necessaria per discernere tra le persone gli amici dai nemici: o si fiderà troppo o di nessuno…

 

I DANNI SULL’ORGANISMO:  il fattore distanza:

 

 

I raggi televisivi hanno un effetto trascurabile solo ad una distanza di almeno tre metri dall’apparecchio, è pertanto, senz’altro raccomandabile non fare avvicinare i bambini oltre questa distanza, facendo attenzione alla tendenza di tutti i piccoli a sedersi in terra molto vicino allo schermo. La sperimentazione ha rilevato che l’irradiazione massima avviene ad un metro dall’apparecchio: questa è senz’altro una distanza pericolosa e da evitare.

 

L’ACCUMULO DELLE RADIAZIONI: COME SI PUO’ COMBATTERE:   

 

Un’altra caratteristica della radiazione televisiva è di accumularsi nei locali e, quindi, di investire in ogni momento della giornata chi si muove in quelle parti della casa anche quando il televisore è spento. Questi raggi sono, però, molto sensibili all’azione della luce, sia essa artificiale che solare. Quindi, per decontaminare l’ambiente basta usare lampadine bianche o colorate con cui illuminare fortemente il locale per circa venti minuti. Sono già sufficienti lampadine smaltate bianche da 100 Watt. L’azione della luce bianca è nota come stimolatrice dell’attività cellulare, tant’è che viene utilizzata, nella terapia dell’ittero neonatale, per stimolare le funzioni epatiche.

 

CI  SONO ANCHE VIBRAZIONI AD ALTA FREQUENZA 

 

I ricercatori hanno appurato che la TV, oltre ai raggi ionizzanti, emette anche vibrazioni ad alta frequenza che, quando superano i 15.600 Hz, determinano un effetto analogo a quello degli ultrasuoni, cioè distruggono prevalentemente le cellule nervose. I moderni apparecchi televisivi hanno ridotto notevolmente l’emissione dei raggi ionizzanti, ma è stato fatto ancora poco per la protezione umana dall’effetto appena descritto. Si sa che circa un quinto dei primi televisori a colori emetteva più raggi di quanto l’organismo umano possa tollerare.

 

LE  ALTERNATIVE:

 

  • stare di più con i nostri bambini;
  • imparare a giocare con loro;
  • esercitare un controllo sull’uso della TV, scegliendo le cose più adatte per loro;
  • vederle e commentarle insieme;
  • creare e proporre attività diverse ed alternative alla TV (come la musica, la pratica dello sport, ecc.) che possono portare i ragazzi anche ad una maggiore aggregazione tra loro;

 

– …. E POI, ALLA SERA, QUALCHE VOLTA, SPEGNETE LA TV E LEGGETE QUALCHE FAVOLA AI VOSTRI BAMBINI…..:

 

Vorrei dire due parole sulle fiabe che, ormai, non si leggono più ai bambini….

Lo psichiatra Paolo Crepet sostiene che leggere ai bambini è importantissimo: così comunichiamo il nostro affetto.

L’allarme che arriva dagli psicologi non lascia più spazio a dubbi: i bambini hanno bisogno delle favole come della pietanza o di una settimana al mare per rigenerare i polmoni dallo smog cittadino, ne hanno bisogno per rigenerare l’anima, per fare volare la fantasia, acquisire sicurezza in sé stessi, superare le paure per crescere e diventare uomini coscienti. Raccontare è importantissimo dal punto di vista comunicativo ed emotivo. La voce del papà o della mamma accarezza e conduce per mano. I bambini hanno bisogno anche di ascoltare le storie di famiglia dai nonni per sentirsi parte di un clan e le fiabe sono le nostre radici. Ci sono favole celtiche, indiane, arabe, africane; le nostre, le più antiche, arrivano dall’antica Grecia, da Esopo, il primo che le raccolse nel IV secolo a.  C., poi Roma ci ha regalato Fedro, la Danimarca Handersen, la Francia La Fontane e Perrault, la Germania i Grimm, l’Italia Collodi, Calvino e Rodari. Un buon racconto deve avere anche scene terribili e suscitare emozioni forti; quando si legge una scena terribile, istintivamente ci si stringe al bambino, lo si consola e lui sente maggiormente il nostro affetto. Le favole contengono le tappe simboliche della crescita, raccontano di prove che i protagonisti devono superare (Pollicino, per esempio, affronta la paura inconscia di essere abbandonato dai genitori) esattamente come i bambini, per crescere, devono affrontare talune prove di distacco inevitabili (ad esempio la scuola). Le fiabe toccano molti aspetti importanti della vita; capire questo vuol dire dare al bambino gli strumenti per affrontare gli eventi inaspettati dell’esistenza ed evitare che, da solo, soffra per la paura di non farcela. Poiché le fiabe sono sempre a lieto fine, il bimbo impara, attraverso il mondo della fantasia, che esistono sempre soluzioni anche alle situazioni più estreme, che anche lui stesso ha delle potenzialità inaspettate e così impara ad avere fiducia in sé stesso e nelle proprie possibilità.

Quindi, vorrei chiudere così questa breve esposizione:

accendiamo una fiaba, per spegnere la TV!

Gustiamoci il piacere di leggere ai nostri bambini, facciamolo diventare un’abitudine, un rito; gustiamoci il piacere delle pause, delle intonazioni, dei commenti e delle reazioni dei nostri bambini per rivivere assieme a loro anche le nostre emozioni di un tempo:

sarà bellissimo per tutti !!